il sottopasso di Nikolaevka


Che emozione camminare lì, in quella parte di sottopasso che è rimasta com'era, con le stesse pietre e gli stessi muri che allora raccolsero la paura e la speranza di migliaia di soldati. Emozionante ma anche molto diverso. E per quanto osservo l'altura verso Nikitovka, la ferrovia, il sottopasso e poi le prime case verso il paese, per quanto mi sembra davvero "salvezza" la luminosità all'uscita del sottopasso, mi accorgo di quanto sia difficile in tempi di pace capire cosa poteva essere una battaglia di quelle dimensioni. Penso al Generale Martinat, ferito a morte che indicava la via al giovane fante della Vicenza che si fermò per aiutarloPenso alla granata che colpì a morte un cappellano militare e lacerò i vestiti di mio nonno senza lasciargli nemmeno un graffio: per questo evento, tornato in patria egli portò un quadro votivo nella chiesa di Santa Rita a Torino. Penso al generale Reverberi, al suo incitamento per la battaglia della salvezza. E al colonnello Salvi che con umanità e generosità incoraggiava i suoi a resistere. A quelle migliaia di soldati che speravano di tornare a casa. Benché possa seguirne i possibili percorsi con lo sguardo, tutto questo mi sembra irreale. Ho letto molti racconti di questa guerra ed è questo presente, questa giornata di calma e di sole che mi sembra impossibile. Silvia Falca - Nikolaevka, 6 agosto 2011