CI SCRIVONO

Milena Di Girolamo, 28 giugno 2016: Voglio ringraziarvi, a nome mio e della mia famiglia, per la creazione di questo sito, per l'aver designato come eroi i nostri padri, nonni e -nel mio caso- bisnonni, per non averli dimenticati.
Guardavo le foto che avete postato e a un certo punto mi balza all'occhio l'assurda somiglianza del mio bisnonno con un soldato, l'ho fatta vedere a mio nonno, suo figlio quindi, e a tutti i nostri familiari e siamo convinti che sia lui, vi allego la foto, vorremmo sapere quando è stata scattata, è importante per noi saperlo.Vi ringrazio anche per questo, con tutto il cuore.

Andrea Riva, 20 dicembre 2011: Voglio farvi i miei complimenti per questo sito. E' di esempio per tutti coloro che stanno cercando di ricostruire la storia della Campagna di Russia, un punto di riferimento anche per chi non era della Vicenza, ma lo spirito che traspare da questo sito accomuna tutti quanti noi ""appassionati"". E personalmente vi dico che spero di potervi imitare presto, aprendo un sito dedicato alla Divisione Sforzesca. Ho iniziato a estrapolare i dati dei caduti dallo stesso libro (""Caduti e dispersi in Russia""), purtroppo solo per quanto riguarda il 54°, la mole era troppa e sto facendo un lavoro di comparazione sul sito di Onorcaduti, in modo da capire dove e quando sono morti (quelli noti). Ancora complimenti a tutti voi!


Alessandra Husu, 13 dicembre 2011: Sono nata nel novembre del ’41 e a mio padre Valentino – allora in zona di “operazione” – era stata negata la licenza... era Capitano poi nella Divisione Vicenza, all’epoca ancore nelle fasi di costituzione.

“Madre e figlia stanno bene?”, “Sì”, “Allora non ha bisogno di licenze.”

I miei genitori si sono incontrati tardi. Alla mia nascita papà aveva 38 e la mamma 36 anni. Sono figlia unica.

Di com’era papà prima della Russia l’ho sentito raccontare dalla mamma. Il papà che io ho conosciuto è stato invece un uomo segnato nel fisico, nella psiche e nell’animo dalla tragedia umana collettiva che ha avviluppato l’Europa con la Seconda Guerra Mondiale. Perché la vicenda militare di papà non ebbe termine con il suo rientro dalla Russia. Dopo una lunga degenza nell’ospedale di Senigallia fu rispedito al fronte Jugoslavo dove lo colse l’8 settembre.

Nei miei confronti è stato un padre eccezionale al quale devo l’impostazione del mio “sistema morale e di pensiero”, ma come papà non riuscì più a riprendere, a fine conflitto,  il proprio ruolo in seno alla famiglia e tanto meno nella società civile.

Ricordo le infinite volte in cui – soltanto io – ascoltavo il suo ripercorrere la vicenda russa, le sue difficoltà, le sue riflessioni sull’accaduto e su quanto si tende a definire “destino umano”. Raccontava  gli orrori delle fosse comuni,  cercava un  senso  a  tutto  quel  dolore.

Di questo è intrisa la mia infanzia.

Potrei raccontare delle sue notti insonni oppure piene di incubi, dei suoi innumerevoli tentativi di trovare lavoro, ma soprattutto della sua impossibilità  a  riprendere in mano la propria vita, e  del conseguente  scombussolamento pressoché totale dei rapporti famigliari.

A distanza di quasi 70 anni mi compare il dramma di gran parte dei i reduci di tutte le guerre: non c’è molto spazio per le loro esperienze. L’imbarazzo del non volerli ascoltare davvero – fino in fondo – viene rimosso nelle famiglie con le preoccupazioni del vivere quotidiano; dalla collettività, invece, con la rimozione completa delle responsabilità  dell’ecatombe oppure con l’esaltazione di sentimenti  elevati, aulici  che divengono pertanto indiscutibili, senza la possibilità di  scoprirne così  ombre e mistificazioni.  Si possono rintracciare infiniti scopi dell’essere militare e valide motivazioni, ma non si deve mai dimenticare che qualcun altro deciderà che “devi uccidere”.

Sono grata a mio padre per avermi aperto all’attitudine filosofica che mi ha permesso di accogliere nell’età matura il suo sacrificio e la sua esperienza di vita come dono; come tale lo vivo ancora nonostante io appartenga a quella generazione a cui la guerra ha rubato in qualche modo l’infanzia.

Diverse cose riconosco oggi essere l’eredità spirituale lasciatami da mio padre. La più significativa è la possibilità che ogni essere umano ha, attraverso un processo di elaborazione interiore, di dare senso e dignità anche a quelle vicende umane che sembrano assurde – come la sua vicenda vissuta sul Don nell’inverno 1942 – e di cui arriva a noi soltanto l’impatto doloroso.


Sabrina Brigo, 12 novembre 2011: è stata una grande emozione per me e mio papà vedere la foto dello zio sul sito della Divisione Vicenza: dal buio dell'oblio alla luce, una sorta di rinascita al mondo…

Ignazio Corradino, 28 giugno 2011
: Vi scrivo semplicemente per esprimere il mio ringraziamento, per aver realizzato un sito dedicato, interamente ed esclusivamente, alla eroica e sfortunata “156a Divisione di Fanteria Vicenza”. Da almeno 10 anni ero alla ricerca, su internet, di informazioni specifiche inerenti la campagna di Russia, con particolare riferimento alla citata Divisione. (...) Mio padre faceva parte della “Divisione Vicenza”, e precisamente del 278° reggimento di fanteria. Mio padre è stato tra il migliaio, o poco più, di fortunati, della sua “Divisione”, che è riuscito a farcela e a rientrare in Italia, sano e salvo. Purtroppo (...)  è venuto a mancare; egli parlava poco della guerra, per ovvi motivi e mi ha lasciato solo pochissimi ricordi. Mi sarebbe piaciuto sapere di più su quel breve periodo trascorso in Russia, conoscere gli spostamenti del suo reparto e, per quale fortunata combinazione o coincidenza, o per meglio dire, in conseguenza di quale ordine, impartito dai suoi superiori, è rimasto staccato dal grosso della divisione, evitando, in tal modo, di essere coinvolto nello sterminio della medesima, avvenuto a Valuiki. Ho visionato con piacere, interesse ed anche una certa emozione tutto il materiale che avete pubblicato e spero che in futuro riuscirete a reperire altre informazioni inerenti la Divisione.