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Natale 1942

C'era Gesù, tra noi, nelle trincee presso il Don, a tenerci compagnia nel gelo.

Se no, di che saremmo vissuti, se neppure Lui ci avesse parlato, nel silenzio notturno della steppa?

Chi può vivere soltanto di gelo, di fame e di fuoco?

Ed allora, Lui ci sussurrava il nome della mamma, ne adoperava la voce per offrire l'augurio e il dono di Natale: "Ritorna figliolo … noi ti aspettiamo".

Innumerevoli gomitoli grigioverdi rannicchiati ed infissi nella neve, eravamo un'unica linea presso il Don - ma pochi per la bianca vastità di Ivanòwka, Golubàja, Krìniza, Nova Kalìtwa: molti soltanto a Selèny Jar, al piccolo cimitero nato dal sangue degli Alpini de "L'Aquila".

Il Bambino parlava a noi, si soffermava in silenzio ed inatteso dinanzi a Loro.

Li attendeva per portarli con sé nella notte di Natale.

Noi superstiti restavamo sgomenti, quel mistero si esprimeva soltanto in dolore: sopra la neve, sotto la neve legava un'unica fraternità, una stessa sorte.

Ma noi siamo tornati.

Non c'è più Natale eguale a quell'ultimo nostro: ogni anno siamo là, su quella neve a chiamarLi.

Fratelli nostri, noi vi ricordiamo.

Peppino Prisco