Generale Etelvoldo Pascolini

M.O.V.M. Generale di Brigata Etelvoldo Pascolini (Comandante Divisione Vicenza):
Valoroso combattente di tre guerre, benché mutilato ed assegnato al ruolo riassunti per i servizi in Patria, partecipava volontariamente alla guerra sul fronte russo e, in uno dei momenti più critici della campagna, accettava con gioia e, anzi, sollecitava l’onore e la responsabilità di comandare una Divisione. Assunto il comando di una G.U., costruita per il solo presidio di territori nemici occupati, dovette condurla in linea. Sopperendo con grande energia e somma perizia alle deficienze organiche e di armamento di essa, affrontava l’impari lotta; durante i tragici eventi della ritirata dal Don riusciva varie volte a spezzare l’accerchiamento, ponendosi animosamente e ripetutamente alla testa dei propri reparti. Circondato e sopraffatto da schiacciante superiorità avversaria, sopportava infine lunghissimo periodo di prigionia con animo forte, virile, con animo di soldato italiano. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di fedeltà alle leggi dell’onore militare e di amore di Patria. Fronte del Don. Prigionia in Russia. Novembre 1942 – giugno 1950.

E' stato con grande piacere che lo scorso 30 novembre 2015 ho incontrato a Roma Paola Pascolini, nipote del Generale della Divisione Vicenza Etelvoldo Pascolini.
Paola mi ha raccontato di lui e gentilmente, con il fratello Giancarlo, mi hanno mandato qualche foto per il sito.

Dai racconti di Paola, che lo ha conosciuto per un breve periodo, a causa della lunga prigionia in Russia, emergono particolari che lo ritraggono come un nonno molto affettuoso e come uomo legato ai valori della Patria. Sono racconti semplici, naturalmente, i ricordi di una bambina. 
Etelvoldo Pascolini era originario di San Costanzo (PU), dove gli hanno dedicato una piazza e dove è sepolto.
L'immagine a lato è proprio il suo arrivo a San Costanzo dopo la lunga prigionia in Russia.
Come si legge dalla sua "Relazione sulle circostanze che determinarono la mia cattura" scritta a Torino il 22 maggio 1950, rientrò in Italia solo il 16 maggio 1950. Paola ricorda l'arrivo in treno e la lunga barba che poi tagliò.
In conclusione di detta relazione, il Generale scrisse "Sul periodo passato in prigionia ho tracciato solo una cronistoria molto succinta, cercando di mettere in luce i punti che io ritengo più salienti.- Su detto periodo avrei però da scrivere dei volumi, tanto fu denso di avvenimenti i più svariati."
Ed infatti Paola ricorda quando egli raccontava loro di una bambina tedesca, prigioniera in un campo con lui, che era figlia di un ufficiale tedesco in prigionia insieme alla moglie ed alla figlia stessa. Morti i genitori, tutti sembravano essersi dimenticati della bambina. Il Generale Pascolini si prendeva dunque cura di lei, imparò un po' di tedesco ed insegnò a lei l'italiano, fino a quando fu rimpatriata. Ricorda Paola che anni dopo quella bambina ormai donna li andò a trovare.
Ricorda anche le carte da gioco costruite dal nonno con la corteccia di betulla e di altri oggetti che imparò ad intagliare con semplici rudimentali strumenti.
E poi ricorda l'intensa attività, successiva al rimpatrio, nel rispondere alle numerose lettere e nel cercare di ricordare particolari sui tanti soldati mai rimpatriati della Divisione (sul sito dell'U.N.I.R.R., una lettera indirizzata ai familiari del Sottotenente Medico Egidio Picco).Ricorda ancora che quando accettò di partire per la Russia, gli mancava un polmone, per essere stato gravemente ferito in precedenti combattimenti.

Il figlio di Etelvoldo, Stefano Pascolini, papà di Paola e di Giancarlo, era Sottotenente di Vascello nella Marina Militare. Anche lui fu insignito di Medaglio d'Oro al Valor Militare e prima del padre. E fu lui ad appuntare al petto di Etelvoldo Pascolini la medaglia d'Oro, il 2 giugno 1950 a Torino. (S.F., dicembre 2015)


 


La Domenica del Corriere del 28 maggio 1950 - Anno 52 numero 22 - ricorda, con un disegno di Walter Molino, il rientro in Patria dei Generali Battisti (Cuneense), Pascolini (Vicenza) e Ricagno (Julia).