La gavetta ritrovata

articolo pubblicato su "Il Notiziario U.N.I.R.R." numero 115-116 Luglio-Dicembre 2012
 

Monghidoro, 3 novembre 2012

 

 

Nella sala comunale del Municipio non c’è una sedia libera. In tanti – anche da altre regioni – sono venuti per assistere alla cerimonia.

Il Sindaco, Alessandro Ferretti, racconta di avere ricevuto una mail il 28 agosto 2012. Il mittente – signor Paolo Calanchi – descriveva il ritrovamento di una gavetta militare appartenuta a un cittadino di Monghidoro.

 

Nel settembre 2011 un gruppo di persone, accompagnate, appunto, da Paolo Calanchi in veste di interprete, si trovava in Russia per quello che io chiamo un viaggio del cuore. Tanti – reduci, oppure familiari e amici di reduci e scomparsi – hanno già visitato quei luoghi e tanti continueranno a partire.

Il gruppo fece tappa anche a Rossoš’ e – presso il locale Museo Etnografico Storico del professor Alim Jakovlevich Morozov – Edda, Pierangela e Renza notarono una gavetta con un’incisione: Ferretti Piero – Monghidoro.Bologna – Italia Russia VII X ’42 – Nato il 27.2.1919.

Decisero di fare il possibile per rintracciare i familiari di quel soldato e restituire loro il cimelio.

Le ricerche successive videro l’impegno di molti. La famiglia di Piero Ferretti venne individuata – grazie all’interessamento di Maria Teresa Mezzini presso l’anagrafe di Monghidoro – e contattata da Odile Cocchi, presidente della Sezione U.N.I.R.R. di Bologna. Il foglio matricolare rilasciato dal CeDoc di Bologna fornì informazioni di rilievo. Piero era stato in Libia con il 28o Reggimento Fanteria, sbarcando a Tripoli il 31 agosto 1939. Il 30 agosto 1941 venne ricoverato per tifo addominale; dopo essere passato per diversi Ospedali da Campo, fu imbarcato a Bengasi  – il 25 novembre 1941 – e sbarcò a Napoli, per essere ricoverato di nuovo all’Ospedale Militare di Pozzuoli. Il 12 dicembre 1941 gli venne concessa una licenza per convalescenza di 60 giorni.

Nel luglio 1942 Piero fu assegnato al 277o Reggimento Fanteria della Divisione Vicenza e – secondo il foglio matricolare – il 5 ottobre di quello stesso anno giunse in territorio dichiarato in istato di guerra, in Russia. Piero non tornò più. Il foglio matricolare lo dà disperso in data 1 febbraio 1943.

La sua gavetta venne ritrovata dal professor Morozov, allora bambino, a Postojalyj, nella primavera 1943, dopo il  disgelo... e fu poi esposta, insieme a tanti altri cimeli,  nel museo che ora ha sede nello stesso edificio –  sorto grazie al lavoro volontario di molti alpini dell’A.N.A. – che ospita l’Asilo Sorriso.

 

Nella sala comunale di Monghidoro la cerimonia prosegue. Renato Buselli (Sezione A.N.A. di Verona) descrive i suoi pellegrinaggi in terra di Russia, insieme ad altre persone. All’ultimo di questi viaggi (nel 2012), prese parte anche Paolo Calanchi, la cui conoscenza della lingua russa fu come sempre preziosa.

Vi erano stati numerosi contatti e accordi precedenti con il professor Morozov, che quindi affidò la gavetta a Calanchi e agli altri del gruppo al fine di riportarla in Italia.[1]

Ora sono tutti qui: Odile Cocchi, presidente della Sezione U.N.I.R.R. di Bologna; due delle signore che per prime notarono la gavetta, Edda e Pierangela... Renza no, abita a Firenze; Paolo Calanchi, Buselli e altri alpini; autorità diverse (che io – me ne scuso – non sono molto brava a citare ed elencare nella dovuta maniera) e gente di Monghidoro.

Soprattutto sono qui Maria Luisa Ferretti nonché Fabrizio e Angela, sorella e nipoti di Piero. Stanno in piedi, in attesa.

La gavetta è nascosta dal Tricolore. Viene scoperta. I reduci di Russia Guido Gamberini (Divisione Julia) e Giovanni Antonio Mura (247o Autoreparto Pesante, 8o Autoraggruppamento d’Armata) consegnano la gavetta a Maria Luisa. Commossa, non riesce a dire nulla. Si limita a ringraziare tutti e torna a sedere con la gavetta in grembo.

Odile Cocchi riceve poi una targa ricordo dal Sindaco di Monghidoro e il coro monghidorese Scaricalasino conclude la cerimonia cantando a cappella Signore delle cime.

 
 

Le persone si alzano, a poco a poco lasciano la sala... è il momento delle chiacchiere più informali, delle fotografie, dei sorrisi dolci e un po’ tristi. Angela, nipote di Piero, mi racconta l’incredulità e l’emozione di suo cugino Fabrizio nel ricevere da Odile Cocchi la prima telefonata relativa al ritrovamento della gavetta, nell’autunno 2011.

 

Angela aggiunge che è indescrivibile potere toccare – dopo settant’anni – un oggetto che lo zio Piero ha toccato con le sue mani. Naturalmente non l’ha conosciuto, ma lo zio è sempre stato nei discorsi di tutti. In questa giornata così significativa l’unico dispiacere è l’assenza della mamma e di un’altra sorella di Piero, entrambe scomparse qualche anno fa, che avevano svolto ricerche accurate nel tentativo di sapere qualcosa di più.

Maria Luisa un po’ parla con chi le sta intorno, un po’ rimane in silenzio. Persa in ricordi solo suoi che non mi sento di disturbare.

Patrizia Marchesini

 

 

 



[1] A quel punto si scoprì che sul retro della gavetta era presente una seconda incisione: C.C. II BTG – 277 Reg. Fanteria. Questo conferma e precisa quanto riportato dal foglio matricolare.