Soldato Antonio Gallia

Susa, novembre 2000

Mi chiamo Pierina Gallia e sono la sorella di Antonio Gallia, un soldato della Divisione Vicenza che non è più tornato a casa dalla Russia.
Eravamo nove fratelli, lui ed io i più piccoli. Antonio mi voleva bene, ed io a lui. Quando seppe di dover partire, fino all'ultima sera uscì ed andò a ballare. Amava la musica e le ragazze. Era innamorato, prima di partire. Aveva comprato un anello di fidanzamento per la sua bella. Ma lo lasciò a casa, con la raccomandazione di tenerlo noi, fino a suo rientro.

Quando giunsero notizie della ritirata di Russia e dei tanti morti, il mio pensiero andò subito a lui e a Faustino Piardi, mio marito e padre del mio piccolo Gian Pietro. Ma non sapemmo nulla di preciso per tanto tempo. Dicevano che a Brescia c'era una indovina.  Quel mattino partii presto da Marmentino, e andai in città a piedi. Qualche passaggio qui e là, tra mille pericoli. Al Distretto militare non sapevano niente. E così chiesi dell'indovina. Mi portai due foto. Una di Faustino, una di Antonio. Ma non avevo di che pagarla! Pregai Santa Rita e quando l'indovina mi vide, subito si accorse che dovevo aver fatto tanta strada. Mi chiamò vicino e prese le foto. "Lui rientrerà", disse accarezzando la foto di Faustino. "E lui no. E' con altre persone. E' impossibilitato. Non saprete di lui a breve, ma quando meno ve lo aspetterete arriveranno sue notizie".
Ringraziai e uscii. Il cuore batteva forte, non sapevo più a cosa pensare prima. Contenta per Faustino, cosa dovevo pensare di Antonio? Cosa potevo fare, cosa dovevo fare con i soldi che aveva mandato, con il suo anello? Tornai a casa rattristata. Abbracciai Gian Pietro e parlai con la famiglia. Nel 2000, ero in Parrocchia Sant'Evasio a Susa, la parrocchia di mio figlio Gian Pietro che era diventato prete. Arrivarono i carabinieri della locale stazione e mi consegnarono un foglio dove era scritto che Antonio era morto in Russia il 9 marzo del 1943. Ma non sapendo indicare un luogo di sepoltura.

Susa, 24 maggio 2007
Mi chiamo Silvia Falca e sono pronipote di Antonio Gallia, soldato della Compagnia Cannoni Anticarro 47/32 del 277 Reggimento Divisione Vicenza.
Sono cresciuta con i racconti di nonna Piera su suo fratello Antonio, e con il suo dolore negli occhi quando pronunciava la parola "disperso". Mi sono accorta che il suo significato civile è molto diverso dal suo significato militare, perché lascia la speranza accesa nei cuori delle persone.
Nonna Piera è morta l'altro ieri, il 22 maggio, il giorno di Santa Rita, alla quale era molto devota. Oggi, il giorno del suo funerale, è il mio trentunesimo compleanno.
Le avevo fatto una promessa anni fa. Le avevo promesso che avrei cercato suo fratello Antonio. Ma non sapevo come fare: ogni volta che provavo a chiederle di lui, lei piangeva. Forse è ora di mantenere quella promessa.

Antonio Gallia nacque a Marmentino (BS) il 21 novembre del 1912 da Antonio e Fontana Domenica, ottavo di nove fogli di un'umile famiglia contadina. Alto 1,67, magro, occhi e capelli neri, colorito bruno. Studiò fino in quarta elementare. Fu iscritto con la matricola 3599 al Distretto Militare di Brescia. Il 27 settembre 1935 fu inquadrato nel 79° Reggimento Fanteria e poi collocato in congedo illimitato il 20 giugno 1936. Richiamato alle armi per istruzione e giunto al 77° Reggimento Fanteria il 2 Aprile 1939, giunse a Durazzo il 21 aprile 1939. Il 27 settembre dello stesso anno fu rimpatriato e ricollocato in congedo illimitato il 29 settembre 1939.
Il 6 dicembre 1940 fu richiamato alle armi e lasciato in congedo illimitato avendo due fratelli alle armi. Il 9 giugno del 1941 fu nuovamente chiamato alle armi e giunto al 77° Regg.Fanteria Lupi di Toscana. Il 5 ottobre dello stesso anno venne inviato in licenza straordinaria illimitata senza assegni avendo altri due fratelli alle armi. il 10 maggio del 1942 rispose "alla chiamata di controllo in tempo di guerra".
Venne poi
richiamato alle armi ai sensi della Circolare S.M.R.E. n. 31900/53/1/6 del 21 maggio 1942 ed avviato al Deposito del 77 reggimento Fanteria in Chiari perché cessate le ragioni del beneficio goduto, in data 24 agosto 1942. Il 5 ottobre del 1942, inquadrato nella Compagnia Cannoni Controcarro 47/32 del 277 Reggimento Fanteria, 156 Divisione Vicenza, partì dunque da Brescia per il fronte russo, ed arrivò a Kupjansk il 21 ottobre ed a Novoajdar il 28 ottobre, dopo 7 giorni di marcia a piedi. Il 24 novembre 1942 Antonio scrisse alla sorella Pierina e le mandò la sua diaria, dicendole di cambiarla in Lire ed utilizzarla, ma la sorella Pierina non cambiò mai quelle banconote. Nella lettera scriveva che sarebbero partiti ed era dispiaciuto perché non sapeva dove sarebbero finiti. Stavano partendo per una lunga marcia a piedi che li avrebbe condotti fino a Rossoš, non lontano dal Don.
L'8 dicembre del 1942, la Divisione Vicenza passò alle dipendenze del Corpo Alpino. Come da testimonianza del Capitano Valentino Husu in "Nikolaevka c'ero anch'io" di Giulio Bedeschi, "nei numerosi episodi che le tragiche circostanze di quei lontani giorni portarono all'annientamento di tutti i reparti schierati alla difesa sud-est di
Rossoš, i reparti della Compagnia scrissero pagine di assoluto sacrificio".
Antonio fu fatto prigioniero e caricato su un treno che lo vide scendere nella città di Tambov il 24 febbraio 1943. La stazione di arrivo era quella di Rada, tuttora al servizio dell'attività militare. Una volta scesi, per i prigionieri vi erano tre possibilità, a seconda del proprio stato di salute: campo di internamento numero 188, collocato all'interno della foresta di Rada, raggiungibile dopo qualche ora di marcia a piedi, oppure gli "ospedali" numeri 2599 e 3482, che erano, a detta di testimonianze di sopravvissuti, edifici a due piani, ex scuola di fanteria. Come risulta dal suo fascicolo di prigionia, Antonio morì il 9 marzo 1943 nell'ospedale "dei feriti leggeri" 2599. La causa del decesso, secondo l'anamnesi numero 4550 è "indebolimento dell'attività cardiaca a causa di esaurimento e di dissenteria estenuante".



Il 2 agosto 2011
ho raggiunto la città di Tambov e visitato la foresta di Rada ed i luoghi dove potevano sorgere gli ospedali ed anche il campo di internamento numero 188. Ho camminato tra le betulle di quella immensa foresta ed anche attraverso un campo militare di addestramento. Ho ridato Pace al ricordo di Antonio ed ho mantenuto la promessa fatta a Nonna Piera. I rubli ed i marchi da occupazione che costituivano la sua diaria del novembre 1942 li conservo io, così come la sua unica lettera e le sue fotografie. Ed ho una fedina nuova al dito anulare. All'interno le iniziali "A.G." e due date: 1912-1943. Silvia Falca




  
 
                                                          

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